Home

di Fernando Cirillo

Si sa, non sono un giornalista, tanto meno sportivo. Al contrario, mi sono sempre considerato un curioso che osserva e cerca di capire. Anche se, per la disfatta in campionato della nostra Cremo, da capire c’è ben poco. 

Nessuno si sarebbe mai aspettato un finale di stagione così amaro, anche se i prodromi del tracollo erano già chiari a inizio gennaio al termine del girone di andata. Un harakiri preannunciato non solo per le prestazioni in discesa dei nostri calciatori, ma pure per le scelte tattiche di mister Nicola e mister Giampaolo che, con lo schieramento a 5 a centrocampo, non sono mai riusciti a individuare chi avrebbe fatto da playmaker e chi il gioco di interdizione, tanto da far rimpiangere ad alcuni il bravo Michele Castagnetti. Eppure la rosa c’era: e fuori rosa almeno un paio di giocatori che col mercato di gennaio hanno preso altre strade. Uno su tutti Manuel De Luca, in prestito al Modena: “sostituito”per indole e fisicità con un Milan Ðuric che ha mostrato fin dall’inizio di esserne la copia sbiadita.

Non solo la squadra coi suoi allenatori, ma al harakiri ha partecipato la dirigenza e, con dispiacere, anche la proprietà: che avrebbe fatto bene a fare chiarezza subito sulle speculazioni che hanno riguardato la possibile vendita della società (“Il Sole 24 Ore”, 20 marzo e 12 maggio 2026) cosa che sicuramente non ha permesso alla squadra di scendere in campo con la mente libera da cattivi pensieri; e che avrebbe dovuto alzare la voce sulle designazioni arbitrali, di cui mai nessuno parla volentieri: perché, come ci ha abituato la solita filastrocca, ognuno fa il proprio mestiere e chi gioca a calcio non dovrebbe giudicare l’operato di chi sul campo è lì a svolgere altre mansioni.

Se è vero questo, è però anche vero che il popolo grigiorosso non potrà dimenticare il fallo di mano in area di Giovanni Simeone nei minuti di recupero di Torino-Cremonese, finita poi con la vittoria per 1 a 0 dei padroni di casa: un fallo da rigore su cui il VAR aveva preferito soprassedere, ma talmente evidente da far ammettere a posteriori all’AIA (Associazione Italiana Arbitri) un’errata valutazione arbitrale che ha finito per penalizzare la nostra squadra. La moviola di Carlo Sassi e di Heron Vitaletti della storica “La Domenica Sportiva” di oltre mezzo secolo fa ci avrebbe dato ragione senza sconti. Meno tecnologia e più trasparenza.

Ma chiariamo: non è colpa degli arbitri se la nostra squadra del cuore oggi è tornata a far parte della serie cadetta. Le ragioni sono altre. Anche un po’ di malasorte. 

Il calcio è materia incomprensibile, dice Fabio Caressa: in tutti i giochi la sorte è una variabile imprescindibile. Un cambio in corsa di un giocatore può portare a risultati imprevedibili e la traiettoria di un tiro in porta spesso può essere in contrasto con le comuni regole della fisica studiata sui banchi di scuola.

Ma ancor più incomprensibili sono i criteri che regolano le designazioni arbitrali. Per esempio, all’ultima presenza allo Zini della nostra Cremo, ho assistito allo show dell’arbitro Fabio Maresca, vigile del fuoco napoletano, la cui prestazione “Tuttosport” definisce imbarazzante e a cui “La Gazzetta dello Sport” dà un voto in pagella ampiamente insufficiente. Maresca, ricordo bene, aveva arbitrato la prima di campionato cadetto stagione 2023-24 al San Nicola di Bari fra la squadra di casa e il Palermo, totalizzando al termine dell’incontro un prestigioso bottino: l’annullamento del gol del palermitano Brunori al 100° minuto dopo valutazione al VAR, l’espulsione di due giocatori baresi e almeno un’altra lunga valutazione VAR dell’impacciato Maresca su un rigore poi concesso al Palermo. 

Con la designazione di Maresca avevo finalmente capito una cosa: che l’aforisma “la palla è rotonda” attribuito al grande Gianni Brera, oggi non è più di moda. La palla oggi non va più dove vuole per cambiare il volto di una partita anche un secondo prima del fischio finale, perché oggi sul calcio ci sono troppi interessi – basti pensare a calciopoli 2006 e al recente scandalo che ha investito l’AIA – tanto da farlo perdere di valore. E a rimetterci ci sono tutti, per primi i tifosi, quelli autentici, che allo stadio ci vanno solo per vedere la partita.

Era già tutto previsto cantava negli anni 70 Riccardo Cocciante. Molti di noi lo avevano pensato. Arriveranno multe e squalifiche pesanti ma noi continueremo a tifare per la nostra Cremo pronta a  tornare quanto prima nella massima divisione e con maggior fortuna.

 

L'Editoriale

In Breve

Una storia vera

Fino agli anni ’50 del secolo scorso, baciarsi in pubblico non rientrava nel canone amoroso del vivere comune, ma, verso la fine di quel decennio,

Leggi Tutto »

I sedili ribaltabili

A cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, i rapporti tra fidanzati erano regolati da un preciso disciplinare, che le ragazze osservavano

Leggi Tutto »

Contatti

Per contattarci puoi scrivere una email all’indirizzo qui sopra riportato. Oppure compila il modulo qui a fianco.